17/11/2017

Ecco le PMI che si reinventano

di Andrea Pira, Milano Finanza

 

Solo 677 le imprese inserite nel registro delle innovative. Ma quelle che ne avrebbero i requisiti sono piщ di 100 mila

Piccole, generalmente in forma di srl, con una  concentrazione della governance nella quale presidente e ad sono la stessa persona, eterogenee per settori, in gran parte lombarde. Sono questi alcuni tratti dell’identikit delle 677 pmi innovative italiane.

Il numero è riferito agli ultimi  dati del registro speciale. Il loro profilo, curato dall’Osservatorio dell’Università di Pisa e dal professor Marco Allegrini, è stato tracciato in occasione della prima edizione del premio Open Innovative Pmi di Bernoni Grant Thornton. Ma tra le 3,7 milioni di aziende italiane con fatturato sotto 50 milioni e meno di 250 dipendenti sono almeno 120 mila quelle che potrebbero rispondere ai tre requisiti che consentono di definirsi pmi innovative. Tipologia che, assieme alla nuova Sabatini, gli iper e super ammortamenti e finanziamenti del Fondo di garanzia, è il cuore del piano Industria 4.0 ideato dal governo per rilanciare gli investimenti. E che si abbina agli interventi, come l’introduzione dei Pir, volta a dare risorse alle aziende bypassando le banche. Per essere riconosciute come innovative le aziende devono avere almeno due dei requisiti: investire in ricerca e sviluppo il 3% del maggiore tra  costi e valore totale della produzione; avere almeno il 20% dei dipendenti in possesso di un dottorato o il 33% di una laurea magistrale; avere un brevetto relativo a un prodotto innovativo.

Secondo Alessandro Dragonetti, co-managing partner di Bernoni Grant Thornton, occorre rafforzare la consapevolezza delle opportunità offerte dai vantaggi, fiscali e non, derivanti da tale status. Per farlo servono comunicazione, istruzione e cultura. Bisogna prima di tutto capire che pmi innovativa non è sinonimo di start-up. Al contrario si tratta di imprese adulte, spesso con una storia di decenni e che hanno saputo appunto innovare o reinventarsi.

Un esempio è la EcoFly, premiata nella categoria delle imprese al femminile, che nasce come azienda di derattizazioni e oggi ha allargato le attività alla ricerca sull’energia alternativa. Ha addirittura oltre un secolo di storia la Viscount, premiata nella categoria tecnologia. La società romagnola ha innovato la produzione. Dalle fisarmoniche è passata allo sviluppo di un algoritmo per lo sviluppo di strumenti musicali sempre più sofisticati. L’ultima azienda premiata, per la ricerca, è la BrainSigns, uno spin-off in seno all’università La Sapienza di Roma che studia i segnali prodotti dal cervello per poi poterli usare in ambito diagnostico. Per istruzione si intende invece  avere non soltanto dipendenti formati, ma anche professionisti che spingano le pmi verso il nuovo status e le agevolazioni offerte. Lo stesso vale per la cultura, quella imprenditoriale, che deve cogliere i cambiamenti.

Le istituzioni possono fare la loro parte. Per il sottosegretario agli Affari Europei, Sandro Gozi, «politica e istituzioni devono mettere la realtà imprenditoriale italiana nella migliore condizione per sprigionare tutto il suo potenziale». Ma sul ruolo della Pubblica amministrazione l’onorevole Paolo Coppola, presidente della commissione sulla digitalizzazione della Pa, lancia una provocazione: per un profondo lavoro di innovazione, nei ranghi delle amministrazioni servirebbero meno giuristi e più tecnici.

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