13/09/2017

I requisiti alternativi per l’iscrizione al Registro: la qualifica dei dipendenti e collaboratori.

Quello relativo alla qualifica dei dipendenti o collaboratori è un altro dei requisiti “alternativi” necessari per poter avere la qualifica di PMI innovativa. In particolare, l’art. 4, del Decreto Legge 24 gennaio 2015, n. 3, (c.d. “Investment Compact”), al comma 1, lettera e) punto 2, indica, tra i requisiti che l’azienda deve possedere in numero di almeno 2 su 3, quello dell’impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi  titolo, in percentuale uguale o superiore al quinto della  forza  lavoro complessiva, di personale in  possesso  di  titolo  di  dottorato  di ricerca  o  che  sta  svolgendo  un  dottorato  di   ricerca   presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre  anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore  a  un  terzo della forza lavoro complessiva, di personale in  possesso  di  laurea magistrale  ai  sensi  dell’articolo  3  del  decreto  del   Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n.270”.

In merito a questo requisito il Ministero dello Sviluppo Economico, con parere 22 agosto 2014, n. 147538 (emesso in relazione alla disciplina delle start-up innovative) ha evidenziato che l’impiego del personale “possa avvenire sia in forma di lavoro dipendente che a titolo di parasubordinazione o comunque a qualunque titolo”. Il successivo parere 4 settembre 2014, n. 147538, sempre del MISE ha ribadito queste interpretazioni anche con riferimento alle PMI innovative affermando che “in altri termini il legislatore non pone, né con riferimento alle PMI innovative, né alle start-up, alcun pregiudizio nei confronti delle forme giuridiche contrattuali di collaborazione del personale “qualificato” con la società”.

Tuttavia, sempre riferendosi ai citati pareri “la locuzione “a qualsiasi titolo” non può scindersi dall’altra “impiego”” e quindi “i soci amministratori possono soddisfare il requisito solo se sono anche impiegati nella società”.

Ulteriori interpretazioni sono contenute nella Risoluzione 87/E dell’Agenzia delle Entrate, del 14 ottobre 2014, in cui si afferma che “qualsiasi lavoratore percipiente un reddito di lavoro dipendente ovvero a questo assimilato possa essere ricompreso tra la forza lavoro rilevante ai fini della verifica della sussistenza del requisito” e che “gli amministratori-soci possono essere considerati” ai fini del requisito in oggetto “soltanto se anche soci-lavoratori o comunque aventi un impiego retribuito nella società”. Inoltre, prosegue l’Agenzia delle Entrate, anche “gli stagisti possono essere considerati forza lavoro solo se retribuiti mentre i consulenti esterni titolari di partita Iva non possono essere annoverati tra i dipendenti e i collaboratori rilevanti ai fini del citato rapporto”.

La stessa risoluzione chiarisce anche che, ai fini della verifica della percentuale, il calcolo vada fatto “per teste” e non basandosi su altri criteri (ad es. la remunerazione).

Infine, con riferimento al possesso del requisito, va evidenziato che esso deve essere mantenuto in continuità. A titolo esemplificativo, l’assunzione di personale in possesso di la laurea triennale che determini l’abbassamento della percentuale al di sotto di 1/3 determina la perdita del requisito (cfr. parere 3 novembre 2015, prot. 222631, del MISE).

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